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| La funzione tutoriale nella sanità. Il modello dell'AUSL di Bologna |
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di Rossana Di Renzo L’importanza della formazione professionalizzante L’esperienza del tirocinio costruisce un sistema di opportunità per lo sviluppo professionale e può costituire uno spazio operativo nel quale realizzare forme concrete di collaborazione tra sedi formative e sedi lavorative. Il possesso da parte degli operatori di adeguate competenze è fattore necessario dell’efficienza di qualsiasi organizzazione; le competenze professionali sono il risultato di processi di apprendimento complesso. La formazione è l’attività che ne promuove, propone e facilita l’apprendimento. L’apprendimento degli elementi teorico scientifici alla base di ogni professione avviene attraverso i percorsi formativi istituzionali: la scuola, l’università. L’apprendimento delle tecniche e dei comportamenti operativi avviene per via sperimentale, attraverso l’esperienza pratica, all’interno dei processi operativi concreti e reali e di un preciso contesto. La connessione tra quel che si sa e quel che si fa - cioè il livello più elevato dell’apprendimento complesso - avviene attraverso la riflessione. Il trasferimento dei saperi nelle pratiche quotidiane avviene mediante l’esperienza. I grossi mutamenti in atto sia nel mondo sanitario sia in quello della formazione richiedono forme di “sinergie” fra diverse istituzioni nell’elaborare nuove metodologie e tecniche formative idonee a preparare i giovani ad affrontare la sfida richiesta nel lavorare in organizzazioni sempre più complesse. Specificità del sistema socio-sanitario L’esigenza di promuovere e sviluppare le competenze dei lavoratori a tutti i livelli, comune a tutte le organizzazioni di lavoro, è particolarmente importante nel mondo della sanità. Le aziende sanitarie forniscono un servizio che gli utenti, in quanto cittadini, considerano un diritto, sancito nel nostro paese dalla Carta costituzionale. La qualità del Servizio sanitario impatta fortemente sia sul benessere individuale e collettivo, sia sull’atteggiamento della popolazione, dell’intera società, nei confronti delle Istituzioni impegnate a garantirlo. Le prestazioni erogate spaziano in campi molto diversificati, articolati in varie specializzazioni di elevata complessità dal punto di vista delle competenze scientifiche, culturali, relazionali e operative richieste agli operatori, a tutti i livelli. Le conoscenze scientifiche e le metodiche operative sono oggetto di continua e rapida evoluzione, evidenziando l’esigenza, per gli operatori, sia di una più approfondita preparazione iniziale, sia di un aggiornamento professionale continuo. Il saper fare è un aspetto necessario della competenza. Nessun compito, anche il più apparentemente esecutivo, può essere svolto efficacemente senza solidi riferimenti teorici (scientifici, culturali, organizzativi). Anche le responsabilità di più alto livello scientifico si manifestano attraverso l’esercizio di una parte pratica tecnico/relazionale, applicativa, operativa. Il carattere sperimentale delle discipline assistenziali e sanitarie comporta che l’aspetto teorico e tecnico della competenza siano in un rapporto circolare e ricorsivo: si apprendono le pratiche a partire dalle teorie, dai saperi; si sviluppano le teorie, i saperi, anche grazie all’osservazione e all’esercizio delle tecniche, delle pratiche. Formazione e tutorship In ambito sanitario la cura della competenza professionale degli operatori ha una lunga tradizione. Si è attuata, e si attua, mediante periodi di affiancamento tra un principiante e un professionista esperto, durante il quale il principiante apprende le tecniche e i comportamenti costitutivi di una determinata professionalità attraverso l’osservazione, l’imitazione e la sperimentazione. L’apprendimento del principiante è progressivo, tutelato, protetto e graduale. I percorsi di tirocinio, sino a qualche anno fa, non erano programmati: l’intenzionalità educativa a cui l’affiancamento rispondeva restava prevalentemente addestrativa. E tuttavia il tirocinio, anche in questa forma per così dire “grezza”, ha rivelato una sua grande valenza formativa. Del resto, la pedagogia e l’andragogia, studiando l’importanza dell’esperienza pratica e dell’imparare facendo, avevano superato la vecchia distinzione tra formazione e addestramento. Ogni esperienza di apprendimento consapevole, se e in quanto produce sviluppo e cambiamento di ogni individuo, è in realtà un’esperienza formativa, tanto quanto le lezioni d’aula e lo studio individuale. Proprio perché si rivelava efficace, doveva essere valorizzata, integrata organicamente nei percorsi formativi, programmata secondo le logiche che incrociano le intenzionalità di chi insegna e di chi apprende. I riferimenti teorici Il problema così diventava: come far sì che tale esperienza fosse veramente efficace? Possiamo assumere come punto di partenza il Convegno nazionale di Bologna del novembre 1995, promosso dall’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna, sul tema Tirocinio e processo tutoriale nelle professioni sociali e sanitarie”; cui fece seguito, nel 1997, la pubblicazione di un volume dal titolo “Viaggi guidati”. La metafora del tirocinio come “viaggio guidato” fu proposta da Franca Manoukian. Stava a significare che il tirocinio consente un apprendimento significativo solo se è intenzionalmente orientato alla sua finalità, programmato per raggiungere obiettivi definiti, supportato da una struttura adeguatamente preparata. Ad approfondire quelle intuizioni hanno contribuito le proposte teoriche di alcuni studiosi dell’apprendimento. Alcune meritano di essere ricordate, perché hanno fortemente influenzato la nostra concezione della tutorship e del modo di esercitare la funzione tutoriale: la teoria socio-culturale di L.S. Vigotskij; M. Knowles e l’adulto che apprende; D.A. Schön e l’apprendimento come pratica riflessiva; E. Wenger e le comunità di pratiche; gli studi sull’apprendimento situato, sull’apprendistato cognitivo e sull’apprendimento basato sui problemi (PBL, Problem Based Learning); l’approccio autobiografico-narrativo di D. Demetrio. Questi riferimenti culturali costituiscono la base della nostra concezione della tutorship, declinati sulle specificità della nostra azienda. Ci hanno guidato nel delineare il nostro “modello” e costruire il sistema tutoriale, i suoi scopi, la struttura, le modalità di funzionamento; e insieme, nel definire approcci, metodi e processi operativi della funzione tutoriale. Il senso della tutorship Il termine tutorship, nella nostra azienda, assume due diversi significati. Tutorship come funzione tutoriale: l’attività intenzionale e programmata mediante la quale un soggetto (un professionista) esperto in una professione, un’arte, una tecnica, si prende cura di un principiante (di un meno esperto) inserito in un percorso formativo sul campo, e lo guida verso l’apprendimento di capacità e competenze. Tutorship come sistema tutoriale: l’insieme sistemicamente collegato delle strutture, dei processi e delle attività che sostengono soggetti in apprendimento durante le attività pratiche e di tirocinio, e li aiutano a raggiungere le competenze previste. Il modello di tutorship adottato nella nostra azienda si fonda su alcune scelte strategiche, su princìpi che guidano la funzione tutoriale, e su scelte organizzative che consentono di realizzarli. Una strategia per la tutorship Vi sono alcune caratteristiche fondamentali della tutorship nella nostra azienda, che ne connotano la natura e le modalità, quale che sia il campo in cui essa si svolge. La tutorship si riferisce alla formazione esperienziale sul campo. Il suo setting è un contesto operativo reale, con cui l’apprendista si relaziona attraverso il tutor. La tutorship non è un ruolo attribuito in esclusiva, ma una funzione affidata a professionisti interni all’azienda che, accanto alle responsabilità e ai compiti inerenti al loro ruolo, accettano di esercitarla come tutor di formandi e tirocinanti. La funzione tutoriale è centrata su ogni singolo soggetto in apprendimento. Prevede quindi come modalità prevalente il rapporto uno a uno, oppure il piccolo gruppo. Condizione di efficacia della tutorship è che essa sia esercitata sulla base di un programma, che preveda obiettivi, attività, metodi, monitoraggio e valutazione dell’intervento tutoriale. La tutorship è una modalità formativa rivolta a individui adulti: deve fornire insegnamento e opportunità di esperienza, ma anche opportunità di riflessione e sollecitare l’autoapprendimento. Nella mente di chi apprende, i saperi derivanti dagli studi e le esperienze operative non sono separati, bensì strettamente connessi a costruire la identità professionale. La tutorship trasmette saperi e pratiche, che si esercitano all’interno di un campo di valori. Principi della tutorship Il nostro sistema tutoriale poggia su alcuni principi. Il rispetto delle esigenze operative. Ogni Servizio/ U.O. ha proprie finalità e propri obiettivi. La tutorship non interferisce con essi. Ne coglie gli aspetti che costituiscono oggetto di apprendimento per i tirocinanti. A loro volta, i Servizi/U.O. possono utilizzare la tutorship come occasione di stimolo e opportunità per migliorare il proprio funzionamento. La pluralità di attori. La tutorship deve raccordarsi con tutti coloro che contribuiscono al suo successo: gli enti committenti (l’Azienda in primis, l’Università e le istituzioni educative), i tirocinanti protagonisti del processo di apprendimento, la struttura aziendale dell’U.O.C. Formazione, i Servizi/U.O. dove la tutorship si svolge, i gestori dei processi amministrativi. L’attribuzione di responsabilità. La struttura della tutorship deve prevedere l’assegnazione di responsabilità precise sui compiti da svolgere da ognuna delle funzioni coinvolte. La centralità dei tutor. Attori principali della funzione tutoriale sono coloro che accettano di svolgere, accanto e all’interno del proprio ruolo professionale, la funzione tutoriale: i tutor. Sono essi che, nelle situazioni reali, si interfacciano con i tirocinanti e fanno della tutorship una pratica diffusa all’interno di tutta l’azienda. La formazione dei tutor. In presenza di una funzione complessa e difficile come la tutorship, coloro che vi hanno responsabilità debbono essere adeguatamente preparati a svolgerle: occorre che i tutor siano prima individuati e poi formati in modo da svolgere le loro funzione formativa con il medesimo livello di competenza con cui svolgono il loro principale e prevalente ruolo professionale. La coerenza degli approcci nei diversi contesti. Il modello della tutorship diventa visibile e operante solo se praticato, nei principi e nei metodi, in tutte le situazioni aziendali in cui la tutorship si esplica. Diventa così importante che il modello di tutorship, il disegno organizzativo della struttura che la realizza, le sue modalità di funzionamento, siano condivisi, formalmente approvati e adeguatamente supportati dalla Direzione aziendale. Apprendimenti che la tutorship favorisce Gli apprendimenti che una buona tutorship deve favorire si sviluppano in tre campi essenziali per la professionalità degli operatori e la qualità del servizio sanitario e socio assistenziale: i saperi, le pratiche, i valori. Il supporto educativo fornito dalla tutorship aiuta il soggetto che impara a: comprendere come le teorie apprese possano trovare applicazioni e significati diversi nell’agire del contesto operativo; conoscere e interrogarsi su come gli elementi essenziali delle conoscenze e competenze di ruolo vengano declinati nel contesto relazionale-organizzativo-istituzionale dei servizi; organizzare ed esercitare le conoscenze per comprendere la situazione nel suo complesso e nelle sue dimensioni problematiche, e per tradurre in azioni, coerenti e appropriate, le conoscenze apprese; interrogarsi sul come, cosa, perché degli avvenimenti, delle difficoltà, delle emozioni rispetto alle prefigurazioni e alle attese di ruolo; condividere a livello di responsabilità personale gli aspetti sociali, etici e deontologici del servizio sanitario in generale, e in particolare della propria professionalità. In termini di contenuto, la tutorship favorisce nei soggetti l’apprendimento di aspetti essenziali della professionalità e della qualità del servizio: conoscenze, abilità e competenze pratico-operative della professionalità alla quale si stanno preparando; gli elementi costitutivi dell’identità professionale, e le sue differenze rispetto a immagini stereotipe o poetiche; caratteristiche strutturali e organizzative dei contesti, con i loro vincoli e opportunità; il sistema connettivo delle relazioni interne e della collaborazione tra ruoli e funzioni; le “regole del mestiere”: procedure, cautele, trucchi e accorgimenti; il rapporto con il paziente/utente/cliente, le cui modalità influiscono sul suo benessere e sull’efficacia delle prestazioni fornite; il controllo degli aspetti emotivi del proprio operare, e quelli degli interlocutori diretti e indiretti, interni ed esterni, con cui interagisce; la deontologia professionale. Convenzione lessicale Abbiamo in precedenza definito la funzione tutoriale come l’attività intenzionale e programmata mediante la quale un esperto in una professione, un’arte, una tecnica, si prende cura di un principiante inserito in un percorso formativo, e lo guida verso l’apprendimento di capacità e competenze, previsto come esito di tale percorso o di una parte di esso. Nella nostra azienda usiamo “funzione tutoriale” come modalità di esercizio di una tutorship a tutto tondo. Il tutor, nella nostra realtà, facilita lo sviluppo della professionalità del soggetto, organizza percorsi formativi e ne verifica gli esiti: avvia, accompagna, guida, orienta, motiva, allena, consiglia, corregge, valuta. E’ un tutor che prende in carico i soggetti in apprendimento, se ne prende cura. Diventa di volta in volta, di fronte alle loro esigenze, anche coacher, counselor, mentore. La funzione tutoriale La funzione tutoriale è mirata - come tutta la formazione - a facilitare l’apprendimento. Fare formazione, nei contesti di lavoro organizzato, significa “aiutare persone, gruppi e organizzazioni ad apprendere per cambiare, e quindi intervenire in maniera finalizzata e organizzata sulla cultura professionale di individui e gruppi, attraverso la metodologia dell’apprendimento consapevole” (Bruscaglioni 1991). Al sistema tutoriale nella nostra azienda partecipa una pluralità di soggetti. Ma solo alcuni di essi - i tutor - assumono il compito della relazione tutoriale diretta, sul campo o in situazione, con il soggetto in apprendimento. Per i tutor, la funzione tutoriale è una componente della professionalità. Svolta integrando con le normali competenze professionali altre competenze di carattere più propriamente pedagogico, determina uno sviluppo e un arricchimento della figura professionale. La funzione tutoriale è presente e diffusa, come rete trasversale matricialmente collegata con la U.O.C. Formazione, in quasi tutti i Dipartimenti/Servizi. E’ in costante contatto con i suoi committenti interni ed esterni: rappresenta quindi un importante canale di connessione, di confronto e di scambio tra il mondo della teoria e dei saperi, e i mondi dell’esperienza e delle pratiche. Utilizza il know how della struttura professionale in cui si svolge. La funzione tutoriale diventa agente di un formidabile, ancorché spesso latente, processo di apprendimento diffuso anche verso l’interno, nella logica della learning organization, dell’apprendimento organizzativo. Finalità e obiettivi della funzione tutoriale derivano dalla combinazione di bisogni, interessi, desideri dei tre attori del triangolo formativo di cui costituisce uno dei vertici: la committenza; l’utenza, i tutor stessi come formatori, portatori di un’intenzionalità educativa. Svolgere la funzione tutoriale rappresenta un’assunzione di responsabilità che arricchisce personalità e professionalità del tutor, e ha evidenti ricadute sulla cultura dei loro contesti operativi.
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News
| AVVIATO IL PROGETTO PROMOS2 |
Ha preso avvio ufficialmente il 10 settembre 2011 il progetto PROMOS2 (PROgetto per la Mobilità degli Operatori della Sanità), presentato dall’Azienda USL di Bologna nell’ambito di Lifelong Learning Programme - Programma Settoriale Leonardo da Vinci, Azione Mobilità (LLP- LdV-VETPRO-11-IT-076).
PROMOS2 consente a 25 operatori e operatrici della sanità (infermieri, fisioterapisti, ostetriche, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, dietisti) che lavorano in strutture dell'AUSL di Bologna, di effettuare un soggiorno in uno dei 5 paesi dei partner europei del progetto (Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia). Gli obiettivi del progetto Promos2 sono: conoscere le pratiche tutoriali in atto nei paesi ospitanti per l’inserimento di neoassunti e personale assegnato ad altre mansioni o servizi; conoscere gli strumenti usati nella fase di inserimento per individuare le competenze tecnico-professionali e trasversali del neoassunto; analizzare le mappe di competenza delle famiglie professionali proprie dei partecipanti al progetto; sviluppare un confronto tra professionalità a livello transnazionale nella logica di promuovere mobilità e occupabilità; potenziare la conoscenza delle lingue straniere mediante l'uso in situazioni sociali e lavorative. Il progetto nasce dall’esigenza di collocare in una dimensione europea la funzione tutoriale esercitata nello specifico campo della sanità, attraverso un confronto con le pratiche in atto in altri paesi. Il Centro Studi Tutor è partner nazionale del progetto. Partner ospitanti sono: Universitatea Transilvania Brasov (Romania) Sociedade Portuguesa de Enfermagem de Saude Mental di Porto (Portogallo) Department of Public Health – Mental Health and Midwife Nursing. School of Nursing. University of Barcelona (Spagna) Univerza na Primorskem - Visoka sola za Zdravstvo Izola (Slovenia) Cuonty Council of Kronoberg (Svezia). Partner di supporto sono tre Ordini professionali: Collegio delle Ostetriche dalla provincia di Bologna Associazione italiana Fisioterapisti - AIFI Collegio provinciale di Bologna Infermieri professionali assistenti sanitari vigilatrici d’infanzia - IPASVI Per saperne di più: Delibera relativa alla Convenzione AUSL di Bologna e ISFOL – Agenzia Nazionale Programma Leonardo Da Vinci |
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