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| Editoriale. Un centro studi per le funzioni tutoriali |
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di Ornella Scandella Una passione L’idea di dare vita al Centro Studi Tutor nasce dalla passione per la tutorship di un gruppo di esperti ed esperte (docenti, formatori, psicologi). Tutti da anni siamo impegnati, nello studio e nel lavoro, ad approfondirne il significato e a conoscerne le pratiche, sempre a contatto con le figure professionali che nei vari contesti formativi ne sono diretti interpreti. Il gruppo ha deciso di non disperdere le conoscenze e le competenze costruite nel tempo e di metterle a disposizione di quanti desiderano un incontro non casuale e improvvisato con le pratiche tutoriali. Siamo infatti consapevoli delle difficoltà che si incontrano ancora oggi nell’essere tutor, nonostante i più recenti chiarimenti proposti dalla letteratura specialistica e l’affermarsi nei processi formativi delle funzioni tutoriali. Un oggetto da approfondire In pochi decenni il tutor è passato da figura vicaria, con status pedagogico inferiore a quello del docente, a figura emergente. Ciò ha significato il passaggio da debole comparsa (quando fare il tutor nella formazione degli adulti voleva dire “tenersi molto stretti quei compiti, ancillari e di servizio, che hanno tanto il sapore di corvée e di prezzo dell’iniziazione…”, Forti, 2004) a presenza diffusa in tutti i sistemi formativi e con valore d’uso importante ai fini dell’apprendimento. La riprova è che oggi del tutor e delle funzioni tutoriali se ne parla sempre più spesso. Chi è il tutor? Cosa fa? Perché lo fa? Dove opera? In cosa consiste la tutorship? E’ funzione dei docenti o di una specifica figura professionale? Sono queste domande molto attuali, che non sempre trovano risposte e riferimenti condivisi. Uno scopo Il nostro obiettivo è quello di contribuire a costruire una cultura della tutorship attenta allo sviluppo del pensiero contemporaneo nei campi della pedagogia, psicologia, filosofia e antropologia. Per questo ci proponiamo di continuare a studiarne e approfondirne le tematiche, anche al fine di aiutare i tutor e le tutor a divenire consapevoli delle responsabilità connesse alla funzione/ruolo, e le loro organizzazioni a progettare e realizzare iniziative e progetti. L’orizzonte di ricerca e intervento spazia a 360 gradi. Il gruppo è dotato di competenze multidisciplinari (pedagogia, psicologia, psicopedagogia, antropologia, sociologia); ha vissuto esperienze in contesti diversi (scuola, formazione professionale, università, sanità, impresa); ha operato in funzione di scopi molteplici (facilitare l’apprendimento, orientare, rendere possibile l’esperienza sul campo durante i percorsi formativi). La trasversalità del vertice osservativo, proprio per la complessità dei fenomeni da considerare nell’interpretare la tutorship, costituisce per noi un elemento di arricchimento e un vantaggio per la riflessione teorica. Un ancoraggio teorico La visione della tutorship da cui ci piace prendere le mosse si colloca in un sapere pedagogico lontano dal tecnicismo, ma anche dall’improvvisazione. Ci piace assumere a riferimento un sapere proteso a dare senso all’esperienza educativa, attraverso un approccio riflessivo che ne contempli le diverse dimensioni implicate (cognitive, affettive, emotive, autobiografiche, contestuali) e che consenta di pensarla ed elaborarla. La tutorship che vogliamo La tutorship che vogliamo ha i contorni concettuali della facilitazione dell’apprendimento, non della semplice trasmissione contenutistica. Ci incuriosiscono e appassionano i contributi culturali e scientifici sull’apprendimento, sulla sua fenomenologia e casistica; quelli sulla relazione tra insegnamento e apprendimento, sulle latenze e dinamiche in essa interagenti; quelli sulla conoscenza e cura di sé, come presupposto per la conoscenza e cura degli altri. E non certo per voler complicare la vita ai docenti e ai tutor, ma come presupposto per saperli accompagnare nell’esplorare le proprie pratiche, nel nominare il disagio e i vissuti, nell’apprendere dalle esperienze, nell’elaborarne di nuove. Pensiamo alla tutorship come relazione emancipatoria, che accompagna i soggetti nel cammino della costruzione di un’identità attraverso le esperienze formative, attenta a non indurre “intenzionalmente” sottomissione e dipendenza, anche se - sappiamo - essere sempre in balìa di meccanismi di influenza e di potere, di transfert, di affiliazione. Condividiamo il fatto che sia agìta in ogni relazione educativa, anche in forma latente. La consideriamo costitutiva del ruolo docente (si è parlato spesso di didattica tutoriale), e propria del tutor con mandato esplicito (per favorire il successo formativo, orientare, consentire esperienze sul campo). Ne collochiamo le differenze soprattutto nelle peculiarità relazionali dei due “ruoli” (docente e tutor) e dei setting formativi in cui operano, ossia nella strutturazione degli spazi, dei tempi, dei simboli, degli scopi e natura del rapporto (uno a molti, uno a uno, uno a pochi). Il nostro punto di vista sulla diffusione del tutor Colleghiamo la diffusa comparsa del tutor nei percorsi formativi negli ultimi decenni al bisogno di dare risposta alla complessità della domanda e alla ricchezza dell’offerta di formazione (personalizzazione, arricchimento e integrazione dei percorsi). Sono le esperienze realizzate a suggerirci questa chiave di lettura. Non ci pare rispondente alle pratiche reali una lettura della tutorship come dispositivo per rispondere allo sfuocarsi del ruolo paterno nella società attuale. Propendiamo infatti per una concettualizzazione che non si cristallizzi né sulla dominanza del codice paterno (valorizzazione dell'efficienza, autonomia, indipendenza nella crescita), né su quella del codice materno (holding), quale sorta di maternage che prolunghi l’attraversamento della transizione all’età adulta. La riflessione sulle esperienze ci porta a pensare che nella relazione tutoriale si possa verificare una compresenza dei diversi codici affettivi. Il tutor infatti presidia aree molteplici, da quella normativa-formale (garanzia del rispetto delle regole), a quella socio-affettiva (aiuto a contenere ansie, timori, preoccupazioni). L’eventuale dominanza di uno dei codici affettivi pensiamo non possa essere indipendente o indifferente agli scopi istituzionali e contingenti per i quali il contesto organizzativo fa ricorso alle funzioni tutoriali. Un impegno Per i soci e le socie, per tutti gli interessati, curiosi e desiderosi di saperne di più, vogliamo: promuovere opportunità di riflessione e confronto su esperienze, approcci metodologici; contribuire a ideare e realizzazione progetti; realizzare iniziative di informazione, formazione e consulenza su specifici bisogni; costruire partenariati tra soggetti che si occupano della funzione tutoriale dal punto di vista pedagogico e psico-pedagogico. Realizzeremo: ricerche, studi; riunioni, convegni, corsi, seminari; un seminario tematico annuale; progetti di prevenzione del disagio scolastico, di contrasto alla dispersione, di orientamento, stage e alternanza scuola lavoro; pubblicazioni.
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News
| AVVIATO IL PROGETTO PROMOS2 |
Ha preso avvio ufficialmente il 10 settembre 2011 il progetto PROMOS2 (PROgetto per la Mobilità degli Operatori della Sanità), presentato dall’Azienda USL di Bologna nell’ambito di Lifelong Learning Programme - Programma Settoriale Leonardo da Vinci, Azione Mobilità (LLP- LdV-VETPRO-11-IT-076).
PROMOS2 consente a 25 operatori e operatrici della sanità (infermieri, fisioterapisti, ostetriche, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, dietisti) che lavorano in strutture dell'AUSL di Bologna, di effettuare un soggiorno in uno dei 5 paesi dei partner europei del progetto (Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia). Gli obiettivi del progetto Promos2 sono: conoscere le pratiche tutoriali in atto nei paesi ospitanti per l’inserimento di neoassunti e personale assegnato ad altre mansioni o servizi; conoscere gli strumenti usati nella fase di inserimento per individuare le competenze tecnico-professionali e trasversali del neoassunto; analizzare le mappe di competenza delle famiglie professionali proprie dei partecipanti al progetto; sviluppare un confronto tra professionalità a livello transnazionale nella logica di promuovere mobilità e occupabilità; potenziare la conoscenza delle lingue straniere mediante l'uso in situazioni sociali e lavorative. Il progetto nasce dall’esigenza di collocare in una dimensione europea la funzione tutoriale esercitata nello specifico campo della sanità, attraverso un confronto con le pratiche in atto in altri paesi. Il Centro Studi Tutor è partner nazionale del progetto. Partner ospitanti sono: Universitatea Transilvania Brasov (Romania) Sociedade Portuguesa de Enfermagem de Saude Mental di Porto (Portogallo) Department of Public Health – Mental Health and Midwife Nursing. School of Nursing. University of Barcelona (Spagna) Univerza na Primorskem - Visoka sola za Zdravstvo Izola (Slovenia) Cuonty Council of Kronoberg (Svezia). Partner di supporto sono tre Ordini professionali: Collegio delle Ostetriche dalla provincia di Bologna Associazione italiana Fisioterapisti - AIFI Collegio provinciale di Bologna Infermieri professionali assistenti sanitari vigilatrici d’infanzia - IPASVI Per saperne di più: Delibera relativa alla Convenzione AUSL di Bologna e ISFOL – Agenzia Nazionale Programma Leonardo Da Vinci |
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