La tutorship nel modello organizzativo della formazione al lavoro dell'AUSL di Bologna

di Rossana Di Renzo



Nella nostra azienda - AUSL di Bologna - sono presenti le due modalità della formazione professionale: la Formazione al lavoro (normalmente impartita prima dell’ingresso nel mondo del lavoro - o in una professione - e destinata a persone, perlopiù giovani, destinati a entrarvi successivamente); la Formazione sul lavoro (destinata a lavoratori e professionisti che già operano all’interno dei Servizi dell’azienda, e articolata in diversi tipi di intervento formativo: formazione per l’aggiornamento professionale, formazione dei neoassunti, formazione al cambiamento di compiti e l’autoformazione).
Per tutti questi percorsi è prevista la presenza del tutor.
Nella descrizione di questa esperienza l’attenzione è rivolta al sistema tutoriale della Formazione al lavoro.

Il Sistema tutoriale della formazione al lavoro

Definiamo “sistema tutoriale” l’insieme “sistemicamente” collegato delle strutture, dei processi e delle attività che consentono la realizzazione della funzione tutoriale soddisfacendo bisogni, interessi e desideri degli interlocutori.
La struttura organizzativa della tutorship è la combinazione di:
un forte presidio centrale dedicato alla formazione e alla tutorship;
presidi periferici in ogni punto nodale all’interno dei Dipartimenti e Servizi, funzionalmente collegati con la Direzione Formazione, secondo un modello matriciale (rete dei referenti aziendali di tirocinio);
una rete diffusa di tutor per l’attività di svolgimento della funzione tutoriale sul campo.

In ottica di sistema, la tutorship costituisce un servizio fornito dall’azienda, attraverso l’U.O.C. Formazione-Ufficio Tirocini /stage e frequenze volontarie, che presidia tutte le attività di tirocinio per i corsi di laurea non infermieristici. L’U.O.C. Formazione cura l’attivazione e la gestione delle convenzioni con l’Università e altre Istituzioni formative. Assicura la programmazione, l’organizzazione e la realizzazione dei tirocini attraverso una struttura diffusa, la rete dei Referenti aziendali di tirocinio e la Rete dei tutor per ogni profilo professionale. Funzioni, compiti e responsabilità delle funzioni appartenenti alla struttura organizzativa della Tutorship sono descritti in documenti aziendali già pubblicati, insieme alla descrizione puntuale dei processi operativi loro affidati.

Le dimensioni organizzative della tutorship

Per realizzare un sistema di tutorship efficace, occorre presidiare tutte le dimensioni del tirocinio che si esplicitano in quattro sottosistemi operativi.

  1. La dimensione istituzionale, che riguarda il rapporto con gli Enti locali di governo della Sanità e con le Istituzioni formative circa le modalità di svolgimento di una parte dell’attività formativa presso l’Azienda AUSL. In quest’ottica, il servizio che l’Azienda fornisce agli Enti committenti è regolato da accordi, norme e procedure preliminarmente definite e formalizzate.La dimensione istituzionale è governata direttamente dall’U.O.C. Formazione su delega della Direzione generale, attraverso la sua struttura centrale e la rete dei referenti aziendali.Il processo operativo, previsto da una apposita procedura, ha come output l’approvazione della Convenzione.Appartiene alla dimensione istituzionale il processo che porta al riconoscimento dei crediti ECM per le attività di tirocinio.
  2. La dimensione gestionale e organizzativa, sottosistema interno alla Azienda e da esso definito, che stabilisce le modalità di svolgimento, coordinamento e controllo del servizio di tutorship prestato al committente. In questa seconda ottica, la tutorship è l’organizzazione dei ruoli, delle funzioni e delle responsabilità che tra loro coordinate garantiscano il raggiungimento degli scopi e delle finalità concordate con il committente. La dimensione gestionale e organizzativa è governata dalla U.O.C Formazione, dalla rete dei Referenti aziendali, dai tutor sul campo, nel quadro degli accordi pattuiti con gli Enti esterni, coinvolgendo i servizi. Il processo operativo, ha due output: la programmazione logistica e didattica della formazione sul campo, e la predisposizione delle condizioni organizzative, tecniche e amministrative per inserire i tirocinanti/stagisti/specializzandi e fornire loro la tutorship.
  3. La dimensione formativa è il sottosistema composto da coloro che assumono direttamente in carico i soggetti in formazione per garantire il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento, realizzando i percorsi didattici e valutandone gli esiti. La dimensione formativa è governata dai tutor: costituisce la funzione tutoriale. Si giova del raccordo con la rete dei referenti aziendali e con il Servizio di appartenenza. La funzione tutoriale si esprime attraverso due processi sovrapposti: uno più propriamente formativo e uno amministrativo logistico operativo, i cui output sono l’apprendimento acquisito e la certificazione dello svolgimento di un percorso di formazione sul campo o di tirocinio.
  4. La dimensione valutativa si sviluppa su tre versanti: il versante intrinseco al percorso formativo di ogni tirocinante, di pertinenza della funzione tutoriale; il versante che porta alla certificazione della formazione ricevuta;  il versante relativo al funzionamento, all’efficacia e al miglioramento del sistema tutoriale. Essa dà luogo a processi di monitoraggio, verifica, valutazione e certificazione, che costituisce il sistema di feedback della tutorship. La coerente connessione dei quattro sottosistemi (e quindi tra i loro attori) sono indispensabili affinchè la tutorship si riveli efficace: raggiunga cioè le sue finalità e i suoi obiettivi. Il processo è certificato ISO 9001-2000.


Qualche sguardo in avanti

Naturalmente, siamo ben consapevoli che un sistema così articolato e complesso non è semplice da far funzionare, e continua a presentare aspetti che debbono essere migliorati. Tuttavia esso funziona e dà i suoi risultati. La prospettiva che abbiamo di fronte è dunque quella di un rafforzamento del sistema in funzione della sua sempre maggiore efficacia e del suo miglioramento.
Il punto di partenza più efficace per ottenere tale miglioramento è interrogarci sui suoi punti di forza, quelli da difendere, tutelare e sviluppare.

Rinforzare e sviluppare i punti di forza

Un primo punto di forza è la valorizzazione delle esperienze di tutorship in atto: partendo da esse abbiamo potuto riflettere sull’esperienza dei tutor, coglierne gli aspetti positivi, razionalizzarli, cercare i modi per renderli comuni e condivisi, e diffonderli come modello culturale di trasmissione del sapere pratico, applicabile alle diverse attività di formazione che si svolgono nei diversi servizi.
Dalla riflessione sull’esperienza sono emersi i caratteri fondanti di una cultura della tutorship, ampiamente diffusa e condivisa, caratterizzata dall’intima connessione tra saperi, pratiche e valori. La loro connessione nella mente e nei comportamenti dei discenti è l’intenzionalità della formazione sul lavoro, nel lavoro, per il lavoro: soprattutto in sanità, in un’azienda del servizio pubblico.
Il secondo punto di forza del nostro sistema tutoriale è l’esistenza di una struttura di supporto per la gestione non solo della crescente dimensione quantitativa, ma anche della complessità qualitativa. La struttura organizzativa, in particolare attraverso le reti dei referenti, assicura comunanza di approccio e di intenzione formativa, ma anche il rispetto delle peculiarità dei diversi profili professionali e del Servizio in cui si trova inserito chi apprende attraverso il segmento esperienziale di un percorso formativo.
Il terzo punto di forza della nostra visione della tutorship è che essa si sviluppa in virtù di una patto formativo nel quale sono coinvolti tutti i suoi interlocutori, esterni e interni.
Si dà così natura circolare e ricorsiva a un processo di concertazione e di ascolto reciproco, che parte dalle esigenze dei committenti, si sviluppa in metodi e pratiche messi in atto dal sistema tutoriale e dai tutor in funzione di obiettivi chiariti e condivisi, e ottiene il suo risultato condividendo, di nuovo, obiettivi approcci e metodi con gli utenti, le persone in apprendimento. E’ poi di nuovo la committenza a valutare gli esiti di questo processo, a fornire il feedback, a re-innescare le opportunità di miglioramento.
Altro punto di forza è la formazione alla tutorship rivolta ai tutor di tirocinio e ai referenti aziendali di tirocinio. Essa è necessaria affinché chi la esercita lo faccia con la competenza, non solo professionale ma anche educativa: un punto chiave - non solo della tutorship, non solo della nostra azienda, non solo della formazione in sanità - che va esteso, approfondito e rafforzato.
Un ultimo punto di forza da citare è il coinvolgimento della direzione aziendale e dei responsabili dei Servizi, che ha consentito di disegnare un sistema tutoriale non sovrapposto alle attività operative, ma con esse integrato.
Mantenere, difendere, diffondere questi punti di forza è il primo programma che in prospettiva ci si deve proporre.

Sviluppare la cultura della tutorship

Poiché le idee camminano sulle gambe degli uomini e delle donne, sviluppare una cultura significa lavorare per loro e con loro. Le idee guida per sviluppare la cultura della tutorship, e renderne l’esercizio sempre più utile ed efficace, hanno come bussola un rapporto più stretto tra l’Azienda che propone attività di tutorship e le persone che la svolgono.

Le idee guida

Migliorare i collegamenti e il dialogo. Il personale, i professionisti coinvolti nella tutorship sono presenti anche se “dispersi”, in ogni angolo dell’azienda. Occorrerà pensare a forme di collegamento che consentano lo scambio delle esperienze, il confronto tra le pratiche presenti nei diversi contesti, la narrazione e l’analisi dei casi.
Offrire occasioni di identificazione e arricchimento professionale. Le tematiche della formazione, della formazione sul lavoro, delle connessioni e dei raccordi tra scuola e lavoro, sono oggetto di ampio dibattito, ben al di fuori del nostro contesto. Da questo dibattito abbiamo da imparare; ad esso possiamo contribuire. Prendervi parte è occasione di rinforzo della propria funzione tutoriale.
Realizzare spazi di riflessione. Non solo raccontarsi quel che si fa, ma pensare a come lo si fa. Interrogarsi su quel che si insegna, e su quello che dall’esercizio della funzione tutoriale si impara. In particolare, conoscere meglio aspettative, bisogni, desideri dei nostri committenti e dei nostri utenti.
Favorire occasioni di dialogo tra i tutor dei diversi Servizi. Non tocca all’azienda dar vita a comunità di pratiche. Ma si possono favorire le condizioni affinché esse si manifestino anzitutto come modalità di migliorare la tutorship all’interno dei diversi Servizi (o nell’ambito di determinate figure professionali); e poi, attraverso la comunicazione tra di loro, come condizione per l’autoapprendimento collettivo: un contributo che ogni specificità, logistica o professionale, può dare alle altre.
Estendere e ripensare la formazione per la tutorship. L’obiettivo, da raggiungere gradualmente, è che tutti i tutor siano adeguatamente formati. Una buona formazione si ripensa continuamente, e utilizza le iniziative che svolge come feedback per costruire interventi sempre più efficaci.
In questo ambito, occorre in particolare completare il programma di formazione da poco iniziato sui referenti formazione di primo livello.
Uno degli aspetti più importanti della formazione alla tutorship è l’aggiornamento sulle tematiche che collegano i servizi pubblici, soprattutto quelli socio sanitari, ai temi salienti del dibattito culturale.
Coinvolgere le “linee” operative. Il loro coinvolgimento è essenziale perché una buona tutorship possa dispiegarsi con efficacia. Inoltre, se è vero che la funzione tutoriale costituisce anche un’opportunità di arricchimento e miglioramento dell’attività operativa, appare necessario ragionare con i professionisti per cogliere al meglio tale opportunità.
Sottolineare la funzione “sociale” della tutorship. L’aspetto della tutorship come valore aggiunto che migliora i processi di apprendimento professionale, e quindi la qualità dei professionisti che operano anche sul territorio, e che incide sul benessere degli utenti in quanto cittadini, è certamente un aspetto che merita di essere proposto con forza ai nostri committenti, e al contesto sociale e civile in cui l’azienda vive.


Queste sono linee guida che la situazione attuale ci suggerisce. Ma naturalmente, sarà il monitoraggio continuo delle attività di tutorship, l’attenzione ai suoi esiti e la riflessione sui suoi metodi, a suggerire linee di sviluppo che adeguino anche questo “valore aggiunto” dell’azienda all’evoluzione della cultura dell’azienda, e della società.

Per saperne di più:
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